Specialità

Non solo piatti della tradizione milanese a comporre le nostre proposte.

Originali ricette raccolte dalle tradizioni svelano piatti unici e capaci di risvegliare i sensi.

Fiorentina alla brace

Tartare di manzo
con spinaci novelli

Tagliolini al nero
di seppia e vongole

Fiorentina

Carne alla brace

Tra le principali proposte di carne si possono apprezzare le Carni alla brace, con l’inevitabile presenza della fiorentina e della tagliata servita su piatto bollente. Immancabile poi la cotoletta alla milanese con l’osso, piatto della tradizione, alla quale si affiancano altre proposte ricercate: maialino da latte al forno, brasato al barolo e cinghiale o lepre in salmì.

Bollito misto

Bollito misto

In alcuni periodi dell’anno viene preparato per i nostri ospiti anche il bollito misto (Lingua, testina, gallina, biancostato, codone, capello del prete, cotechino), servito ed accompagnato da diverse salse e mostarde. Un piatto della tradizione, a volte dimenticato, tutto da riscoprire.

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Cinghiale
e porcini

Gli amanti della selvaggina conoscono il sapore inconfondibile del cinghiale.

Il ristorante ai 3 Caminetti offre questa specialità cucinata con sapienza, dopo una lunga macerazione di giorni, in tini con 5 diverse tipologie di vino e spezie segrete dello Chef Valentino. Come antipasto non fatevi mancare il salame di cinghiale con crostini al burro tartufato o lo scrigno di prosciutto di cinghiale con funghi porcini trifolati.

Nel menù troverete inoltre primi piatti a base di pasta fresca condita con ragù di fagiano, salmì di lepre e di cinghiale.
Il cinghiale e la cacciagione non sono l’unica specialità del ristorante: ci sono anche i funghi e il pesce, preparati nei modi più diversi, ma sempre con grande abilità e usando le migliori materie prime.

Risotto ossobuco

Risotto giallo
con ossobuco

Quando si dice… un matrimonio perfetto. Al ristorante ai 3 caminetti questo piatto non manca mai nel menù. Due cavalli di battaglia della cucina tipica milanese che trovano la loro massima espressione di bontà e gusto, uniti in un piatto unico dal sapore e dal gusto insuperabile.

 

La leggenda narra che la nascita del risotto alla milanese risale al 1574, quando la vita della città era polarizzata intorno alla fabbrica del Duomo, allora in costruzione. Secondo un manoscritto che oggi si trova alla biblioteca Trivulziana, infatti, Mastro Valerio di Fiandra, fiammingo di origine, all’epoca lavorava alle vetrate del Duomo di Milano (sue quelle di Sant’Elena), affiancato da un assistente che aveva soprannominato Zafferano, per la sua mania di mescolare un po’ di giallo in qualunque tinta usasse. Per scherzare, un giorno il maestro gli disse che continuando così avrebbe finito per
mettere del giallo anche nel risotto. Zafferano lo prese in parola e il giorno delle nozze della figlia di Valerio, si accordò con il cuoco incaricato del banchetto e fece aggiungere dello zafferano al riso, di solito condito con il solo burro. Si dice che il suo fu anche un gesto di gelosia per boicottare le nozze dei giovani sposi perché anche l’assistente era innamorato della ragazza. Ma ottenne un risultato contrario. La ricetta ebbe successo, grazie non solo al gusto saporito dello zafferano, ma anche al suo colore giallo oro, sinonimo di allegria e quindi adeguato alla circostanza.

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Le pappardelle
con la lepre

Oggi pappardelle alla lepre. Primo piatto gustoso dal sapore deciso, come tutti i piatti a base di selvaggina. Vi consiglio di iniziare la preparazione con largo anticipo, ovvero di mettere a marinare la carne di lepre (operazione necessaria per eliminare il forte odore) almeno 48 ore prima e di conservarla in frigo per tutto il tempo necessario. Trascorsi i due giorni… Ma perchè vi devo dare la ricetta? Corrette da noi le pappardelle le abbiamo già buttate nell’acqua e la lepre è pronta… assaggio? OTTIMA!

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Cassoeula

Cassoeula con polenta e vino Rebo da azienda vinicola Pratello. Ottimo abbinamento!

Il piatto, così come viene preparato, nasce all’inizio del XX secolo, ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa. Probabilmente, il piatto deriva ed è legato alla ritualità del culto popolare di Sant’Antonio abate, festeggiato il 17 gennaio, data che segnava la fine del periodo delle macellazioni dei maiali. I tagli di carne utilizzati per la cassoeula erano quelli più economici e avevano lo scopo di insaporire la verza, elemento invernale basilare della cucina contadina lombarda nei secoli scorsi. Ciò ha fatto presumere ad alcuni storici che il piatto sia nato da aggregazione successiva di ingredienti intorno al nucleo di verza e maiale, altri ipotizzano invece che il piatto originario, di origine barocca, prevedesse l’utilizzo di diversi tipi di carne e vi sia stata una successiva semplificazione e riduzione di ingredienti. È anche ritenuto plausibile che i due piatti, la versione “povera” e la versione “ricca”, avessero origine diversa e nel tempo vi sia stata una sorta di convergenza che ha portato al piatto come è attualmente conosciuto.

La leggenda vuole invece che la cassoeula nasca da un soldato spagnolo che invaghitosi di una giovane donna milanese, cuoca di una famiglia nobile, le abbia insegnato la ricetta e che in seguito la giovane abbia proposto con successo il piatto ai suoi datori di lavoro.

Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou) o dalla pentola in cui si prepara (casseruola). Esiste un’altra spiegazione per il nome: è piuttosto noto che, per tradizione, il piatto venisse preparato dagli operai dei cantieri edili una volta che l’edificio fosse giunto al tetto ed il nome derivi dall’attrezzo utilizzato per mescolarla durante la cottura, per l’appunto la “cazzuola”. È da segnalare inoltre che esiste un piatto della tradizione tedesca, il “Kasseler” (“càssola” nella pronuncia tedesca), consistente in tagli di maiale affumicato servito con un contorno di cavolo verza.

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